Contro la demonizzazione dei talent show

Dopo la fine dell’ultima edizione di X Factor, c’è da ben precisare la differenza tra un Grande Fratello e gli show in cui la gente mostra il proprio talento artistico. Molti dei ragazzi che partecipano ai Talent Show musicali, non potrebbero emergere nella selva, a tratti inconcepibile, dell’industria discografica.

Essere uno pseudo-intellettuale ha sempre molto di volgare e nulla di costruttivo.

L’intellettualoide è colui che non segue mai le competizioni sportive perché tratta lo sport non come un aspetto culturale importante, da millenni ad oggi, ma come un’attività “bassa”; è colui che non guarda mai la televisione perché impegnato in altre attività assai più nobili; è colui che, pur avendo in alcuni casi la possibilità di far sentire la propria voce come critica al mondo attuale e alle sue ingiustizie, ha sempre “qualcosa di più alto da fare”.

Di questi personaggiucoli è pieno il mondo. E per la quasi totalità dei casi si tratta di individui frustrati e sprovvisti di talento, che cercano di esaltare il poco o nulla che sanno fare demonizzando e screditando gli altri e tutto ciò che li circonda. 

In realtà, se è vero che buona parte del palinsesto televisivo lasci molto a desiderare, e se è altrettanto certo che un regime di vita con poco tempo da dedicare alla TV sia opportuno e salutare, tuttavia vi sono programmi da salvare.

Mi riferisco ai Talent Show, specie musicali – e soprattutto, in questo caso, si tratta di X Factor -, in cui si fa tutt’altro che mostrare il nulla ontologico.

Nell’ultima edizione del programma, conclusasi pochi giorni fa, in molti abbiamo avuto il piacere di apprezzare talenti musicali di cui senza alcun dubbio non avremmo potuto godere altrimenti. Difficile, infatti, pensare che alcuni dei concorrenti sarebbero stati presi in considerazione da qualche casa discografica.

Il genio di Naip, ad esempio, cosa avrebbe potuto tirar fuori se non si fosse presentato ad X Factor? Credo niente. Eppure il suo valore artistico-musicale è molto, molto alto.

Cosa ne sarebbe stato dei due eccezionali musicisti che formano il gruppo – in realtà un duo anomalo – dei Little pieces of marmalade (nella foto in alto), attraverso i quali non abbiamo soltanto un grande valore artistico, ma abbiamo riscoperto un crossover italiano al livello dei migliori stranieri?

Cosa sarebbe accaduto alla straordinaria voce e capacità interpretativa della 17enne Casadilego, che poi ha vinto quest’ultima edizione?

A dire la verità, anche in un genere distante anni luce dai gusti dei due autori di questo articolo, come l’hip hop con tutti i suoi derivati (trap e compagnia), si sono presentati ragazzi e ragazze che qualcosa da dire ce l’hanno eccome, come ha dimostrato il caso di Blind, 20 anni, giunto al terzo posto. Un genere che, è da ricordarlo, attraverso X Factor ha regalato la bellezza dei testi e delle interpretazioni di Anastasio, tanto per fare un esempio.

In questo programma, al di là dell’assenza di contatti fisici dovuta al Covid 19, anche negli anni scorsi non abbiamo mai visto volgari rimandi gossippari né pecorecci, ma persone che sanno suonare, o cantare, o scrivere testi di ottimo livello. Se è vero che alcuni vincitori di X Factor delle passate edizioni sono praticamente scomparsi nel nulla, c’è però da dire che il talento non è mai mancato.

Perché c’è da fare una distinzione importante e forse banale, ma a parer nostro doverosa, visto che taluni mettono nello stesso calderone i reality e i talent show.

Mentre nel Grande Fratello, o in Uomini e donne, o ne La pupa e il secchione, o ne L’isola dei famosi o Temptation island si tratta solo e soltanto del nulla, tra corna, tette, culi e nessun talento né valore umani da mostrare, tanto che a questi programmi più che mai si addice la definizione di “Tv spazzatura”, nei talent show si apprezza la capacità vera e pura di chi qualcosa sa farlo per davvero e in certi casi benissimo. Si ha a che fare con l’arte. Poi, è chiaro, tra i concorrenti ci sono anche dei buoni a nulla che hanno solo il potere di farti ridere, ma che non entrano nel programma dopo le selezioni.

E’ bello vedere e sentire il valore e la bravura di molti giovani, tanto che nel panorama televisivo attuale, a parer nostro, questi programmi siano tra i migliori da seguire.

Ma non è solo una prerogativa del talent musicali. Il noto Masterchef, al di là della vanità a volte antipatica dei suoi giudici, permette a chi lo guarda di vedere all’opera persone cimentarsi in un’arte, che detta con Artusi è anche una scienza, così importante come la cucina. Attraverso questo tipo di programmi, personalmente, abbiamo appreso molte cose sugli alimenti e su certi ingredienti, sulla loro storia culinaria e sul loro impiego, oppure importanti notizie sul perché cucinare tale alimento in un certo modo, come abbinare gli ingredienti, come impiattare in un modo consono,attraente ed elegante, come lavorare all’interno di una “brigata”, come non sprecare il cibo e quale uso poter fare con gli avanzi, quali peculiarità hanno le differenti cucine regionali e perché, le differenze tra i piatti nazionali stranieri rispetto a quelliitaliani. Insomma, molte cose veramente interessanti. E a quanto pare, chi è arrivato in fondo, ha potuto realizzare il sogno di poter vivere della propria passione e del proprio talento in qualche cucina blasonata.

Molto probabilmente non cucineremo mai il piccione o non useremo il plancton nelle nostre preparazioni ma ci piace essere informati su tutto.

Lo spettatore curioso, che si nutre della voglia di conoscere e di sapere, è ben lieto di assistere ai programmi di talent show, che possono sempre dare degli spunti interessanti da approfondire e possono regalare a tratti dei veri e propri gioielli estetici, artistici.

E’ altresì vero che finché vi saranno musicisti dotati di grande cultura, non solo musicale, nel ruolo di giudici, certi talenti non potranno far altro che esprimere al meglio le proprie potenzialità. Allora ben vengano i Manuel Agnelli, i Morgan, gli Elio, i Mika.

Chi scrive ha la cattiva abitudine di leggersi e rileggersi spesso le alte ed inarrivabili cime della Divina Commedia, o le invenzioni incredibili dei racconti di un Borges, un Kafka o un Poe, l’italiano straordinario di un Erri De Luca o le risa contagiose provocate da un Benni o la bizzarria piacevole e intelligente di un Chesterton. Ma, al contempo, non disdegna affatto di apprezzare il talento artistico di chi partecipa ai talent show.

Presa la frusta e denudata la schiena, ci flagelliamo per far piacere agli pseudo-intellettuali che li demonizzano.

E così sia. 

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