Un popolo di nasi fuori. Fiera di contraddizioni.

L’Italia non è il Paese delle grandi contraddizioni. Eufemistico è persino ritenerlo il Paese dell’assurdo. L’Italia è semplicemente il Paese della comica corruzione. Nell’anima. Corruzione nel modo di pensare, di ragionare (poco, male), di agire.

Mi trovavo con la mia compagna alla Fiera di Cecina, in provincia di Livorno. Cercavamo di documentare l’uso delle mascherine, partendo dal presupposto che tale oggetto non basta indossarlo così come viene, ma va indossato bene. Ben presto è giunta la prima situazione ridicola, poi ripetutasi con frequenza ritmica e costante durante tutta la nostra visita alla Fiera.

Avevamo al collo due macchine fotografiche con teleobiettivi, ossia due piccoli ma evidentissimi cannoni. Quando passavamo – a proposito, ho capito quanto potere abbiano i fotografi e quanto quello strumento sia, per certi versi, veramente equiparabile ad un’arma -, chiunque avesse la mascherina tirata giù ha mosso, quasi con gesto automatico e involontario, una mano verso un lembo della mascherina stessa, afferrandola rapidissimamente per coprire sia la bocca che il naso. Al passare oltre, girandoci indietro, abbiamo visto alcuni tirarla di nuovo giù.

Ci siamo messi entrambi a ridere, ma poi ci siamo guardati e abbiamo iniziato a parlare del modus cogendi dell’italico individuo medio. (NB: Quando parlo di individuo medio, parlo di almeno il 90% dell’intera popolazione nazionale).

Il modo di pensare e di agire è assolutamente corrotto alla radice: non si rispettano le regole, e in questo caso significa mettere a rischio il prossimo (avanzi il prossimo, venghino siori venghino), senza alcuna motivazione plausibile. Non solo: anche ragionando in tale modo, non si capisce quale sia il vantaggio ottenibile con dei comportamenti simili. In realtà, nessuno. E questo preoccupa ancor di più l’osservatore attento e costituisce un non sense ancor più corrotto della corruzione stessa. Marcio.

Ma andiamo avanti.

Lì alla Fiera, così come nel resto della città – e oso pensare così come nel resto d’Italia – ciò che si vede è, nell’ordine: poche mascherine indossate correttamente, all’incirca un 15-20% del totale; molte mascherine indossate solo sulla bocca, con agghiacciante (e agghiacciato) naso fuori, ossia mascherine che potrebbero anche non essere indossate perché in tal modo a niente servono; mascherine tirate giù sotto il mento; mascherine tirate giù fino al collo; mascherine non indossate e messe all’avambraccio quasi come un vezzo modaiolo; mascherine inesistenti. Ma soprattutto: nasi. Nasi. Nasi. Nasi.

“L’assessore di collegio Kovalèv si svegliò abbastanza presto e con le labbra fece Brr…, cosa che faceva sempre quando si destava, sebbene nemmeno lui sapesse spiegare perché. Kovalèv si stirò, ordinò di dargli un piccolo specchio che stava sul tavolo. Voleva guardare un foruncoletto che la sera prima gli era spuntato sul naso; ma, con suo sommo stupore, vide che al posto del naso aveva uno spazio perfettamente liscio! Spaventatosi, Kovalèv ordinò di portargli dell’acqua e si fregò gli occhi con l’asciugamano: proprio così, niente naso! Cominciò a tastare con la mano per vedere se non stesse ancora dormendo. No, a quanto pareva, non dormiva. L’assessore di collegio Kovalèv saltò giù dal letto, si diede uno scrollone: niente naso!… Ordinò subito di portargli i vestiti e volò direttamente dal capo della polizia”.

Sono ormai mesi che sogno, con gran disperazione, che la strana esperienza dell’assessore Kovalèv diventi la stessa del 90%, appunto, delle persone di questo mondo. O almeno di questo ridicolo e risibile Paese che prende il nome altisonante e fin troppo prestigioso (e quasi contagioso) di Italia. Sono sempre state innumerevoli le occasioni per capire e comprendere come il fu genio italico sia scemato nei secoli fino a divenire idiozia allo stato attuale. E allora ecco che il naso di Gogòl me lo sogno da mesi, imperterrito, sperando che la fantasia del russo divenga realtà. E visto che sappiamo assai bene come la stupidità, l’ipocrisia e altre comuni nefandezze umane si manifestino in modo ancor più marcato nei momenti di pericolo, sappiamo altrettanto bene come una simile situazione trasformi la stupidità in due tronconi della stessa radice: l’isteria collettiva o la demenza generale, con leggero predominio di quest’ultima finché la situazione non diventerà gravissima.

Il Covid-19 ci ha messo davanti a questa triste realtà e non ne veniamo fuori (ma il naso sì…) perché l’intelligenza, più che latitare, è morta o non esiste ormai da lungo tempo. E il naso che io sogno di non vedere più sul volto della gente, mi si presenta in tutte le salse, di giorno e di notte, nella veglia e nel sonno, senza farmi tuttavia cambiare convinzione: il naso non serve.

Anzi: è dannoso.

Di più: non viene considerato importante neanche da chi lo indossa…ehm, scusate, da chi lo ha, ossia tutti.

Perché sì, perché io vedo queste orripilanti protuberanze respiratorie palesarsi uscendo subdolamente da almeno la metà delle mascherine anti-Coronavirus.

Oppure non venire neanche contemplati come parte del volto da coprire con le stesse. Se ad alcuni verrebbe da chiedersi ragionevolmente a che cosa servano le mascherine messe in tal guisa, per contro a me viene da chiedermi (e da chiedere a Cristo Santissimo) a che caspita serva, quindi, il naso; che razza di importanza ha e riveste nel cervello di questi molti figuri?

In ultima istanza, cosa diavolo E’ il naso?

Eppure fu greco ed importante, fu aquilino, fu interessante, fu.

Fu.

Sì, perché adesso NON E’. C’è ma non c’è.

E Tizio evita di sputare in bocca a Caio, ma entrambi, con quegli spaventosi orpelli binariciuti, si beccano tutta la saliva nel naso. E poi lo fanno con altri, e altri con altri e così via. Oggi è il 16 ottobre 2020 e i contagi sono oltre diecimila: il picco assoluto dal febbraio scorso.

Ed io sono condannato a vedere ancora questi terribili nasi fuori da mascherine che potrebbero, così, anche non essere indossate.

Un popolo di cialtroni, il nostro.

Un popolo di nasi fuori.

Cosa la indossi a fare la mascherina se tieni il naso fuori di essa?

E poi diciamolo: pure esteticamente è orrendo.

“Tanto chiudono tutto”, sento dire ad alcuni nella mia onirica natia Piombino, oggi che ho portato mio figlio qui agli allenamenti di basket.

Tanto chiude tutto e quindi nasi fuori e contagi a raffica.

E quei dannati dispenser di gel igienizzante per le mani?

Su dieci, li usano in cinque.

Incredibilmente irresponsabili i cervelli del volgo e incredibilmente impreparati e sciatti i governatori, che come tutti hanno tirato i remi in barca durante la gioconda estate, nonostante anche i muri sapessero che ad ottobre sarebbe giunta una seconda ondata probabilmente più potente della prima.

E allora raccontiamole tutte.

Come ad esempio il grande esempio non esempio di tante associazioni sportive, che non solo non hanno pensato di fornire il disinfettante per mani e palloni, ma non sono neanche minimamente coordinate al loro interno sui protocolli da seguire.

Nei bar, trovi sei baristi o bariste con la mascherina ben messa e quattro con la mascherina giù, o totalmente o parzialmente (il naso, santo diavolo, il naso).

Oggi ho visto altra gente entrare in una pizzeria a taglio senza mascherina, con il tizio dietro il bancone a dire “dai, sbrigati, vieni, ti servo e vai, altrimenti mi fanno il culo”.

Altrimenti mi fanno il culo.

La forma mentis esprime quanto segue: non hai la mascherina e non puoi entrare, ma vuoi comprare. Quindi? Dai, veloce, vieni, paga e dalle palle.

Perché?

Perché mi fanno il culo.

Fine della forma mentis.

Tutto sempre uguale a se stesso.

Ripetitivo.

Ma mi dicono che si debba viver così, senza sole in fronte, infelice cantoooo.

E quindi mi ripeterò, con qualche variazione a cui non posso rinunciare. Ecco:

Nei giorni scorsi abbiamo iniziato un servizio fotografico. Portare la macchina fotografica al collo con tanto di teleobiettivo modello cannone di Navarone, è come avere un’arma. Pensa te la stupidità: in tempi in cui il cellulare è sempre fra le mani e sotto gli occhi di tutti, cellulari con i quali puoi fare praticamente tutto, non ti spaventi per il telefonino che ti può filmare o fotografare. E cosa fai? Se ti accorgi della sua presenza e dell’obiettivo sparato addosso, ti tiri subito su la mascherina che, nella gran parte dei casi che ci è toccato documentare, o era giù o era malmessa (il naso fuori, dio mio, il naso).

La cialtroneria italica, che spesso ci strappa un sorriso, adesso è proprio insopportabile e non fa ridere neanche un po’ perché perfino senza originalità.

Si pensa a tirar su la mascherina, ma poi ce ne fottiamo non solo se contagiamo gli altri, ma persino se ci contagiano.

Pensa te, oh Gogòl de mi alma, la stupidità…

Bene, ho cercato di adeguarmi a questo ripetitivo modus vivendi che mi consigliano.

Ma non mi piace un granché, per la verità.

Ciò che vorrei si ripetesse, al momento, è la seguente sorta di vademecum, o protocollo che dir si voglia, di semplici regole – tre o quattro, in verità – su come comportarci in questo spassoso periodo di virulenza. Innanzitutto, come indossare la mascherina.

1) Coprirsi la bocca e il naso. In caso di mancanza di naso (non avere naso per le cose, si dice, d’altronde), coprirsi solo la bocca. In caso di mancanza di bocca, gettare l’inutile naso e non indossare la mascherina.

2) Sanificarsi spesso le mani con gel appositi. Nel caso si abbia una sola mano, sanificarsi LA MANO. Altrimenti, strusciarle, il classico mano contro-mano, o mano contro mano (andare in contromano). Nel caso non si abbia la mascherina, la si tenga giù o si opti per l’ormai leggendario naso fuori, e continuate a sanificarvi le mani per far vedere che ve ne importa qualcosa.

3) Cambiare la mascherina ogni 4 ore o, in mancanza di una seconda mascherina, non mettersi niente, sanificarsi le mani e gridare CHE VIVA DIO!

4) Dire continuamente “andrà tutto bene” e non metterci un briciolo di volontà per farlo andare bene, pregando Iddio che le cose vadano per il verso giusto senza peraltro fare niente affinché vadano bene.

5) Mettere la mascherina dove volete o sventolarla ballando e cantando iammeiammeiammeiammeià.

Ho letto l’editoriale di Massimo Giannini, scritto mentre il direttore de La Stampa si trovava ospedalizzato per Covid, con per giunta cinque giorni passati in terapia intensiva.

E non ho più voglia di ridere né di scherzare.

Perché anch’io scherzo e ho voglia di farlo. Ma in questa situazione, e davanti alla realtà, adesso mi va di fare il serio. Perché la questione, tanto più in questo Paese così cialtrone, seria è. Serissima.

Ed è per questo che il naso deve cominciare ad avere un senso rispetto alle mascherine.

E’ per questo che se sappiamo che non ce le dobbiamo togliere, dobbiamo non togliercele.

E’ per questo che se sappiamo che dobbiamo stare a distanza e sanificarci spesso le mani, dobbiamo farlo.

Punto. Senza se e senza ma.

Ha ragione Giannini: che lo slogan “andrà tutto bene”, ripetuto come un mantra attraverso cui poter far pervenire al Cielo i nostri scongiuri, non sia solo un motto di speranza o perfino di superstizione. Ma di volontà.

Forza cialtroni, in riga!    

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