Auguri e abbracci

Ci siamo. Il sole è tramontato e tra le 17 e le 19 di oggi, 21 Dicembre 2020, Giove e Saturno si stanno abbracciando. Metaforicamente certo, ma i due pianeti gassosi non si trovavano così vicini dal 1623; e per vicini s’intende a circa 733 km di distanza che nello Spazio non sono poi così tanti. E a Galileo si saranno certamente illuminati gli occhi stanchi a vedere quello spettacolo attraverso le lenti del suo cannocchiale.

Alla Grande Congiunzione potremo assistere anche noi oggi o aspettare il 15 marzo del 2080. Ma forse qualcun’altro secoli e secoli fa si è lasciato guidare dagli astri: fu Keplero a suggerire che la stella cometa che ispirò e guidò i Re Magi a Betlemme fosse proprio tale fenomeno. Nel 7 a.C. questa congiunzione avvenne tre volte, abbastanza per organizzare un lungo viaggio e partire alla ricerca della stella lucente rappresentata da Gesù Cristo. Vedremo nel corso dell’articolo quanto il Natale cristiano abbia tratto simbologie e credenze dalle festività pagane.

Il solstizio d’inverno che significa sole fermo è il giorno più corto dell’anno ma dopo di esso le giornate cominciano ad allungarsi, si protraggono verso la rinascita della terra e dei nutrimenti, rappresentano la vincita della luce sulle tenebre tanto per i sostentamenti alimentari quanto per quelli spirituali.

Ci si fermava fin dall’antichità quindi a celebrare quel sole che nel nostro emisfero raggiunge la minima altezza rispetto all’equatore. Ci tengo a chiarire che, contrariamente a quel che si immagina, il Sole è molto vicino alla Terra in questo periodo ma sono i suoi raggi che posti trasversalmente sono più freddi rispetto alla posizione del pianeta nella stagione estiva. Vicino all’Artico questo è il momento culminante della lunga Notte Polare.

Per assistere all’alba del primo giorno d’inverno potremmo trovarci nella misteriosa Stonehenge, sito archeologico e mistico nella contea di Wiltshire, in Gran Bretagna dove il Sole brillerà tra i monoliti che gli antenati dei druidi hanno posato 5.000 anni fa; ma dato che la pandemia ci ha bloccato i voli e che dall’Inghilterra sembra mutarsi il virus del letale Covid-19 (o sarà il 20 quest’anno?) l’English Heritage trasmetterà in streaming tale evento così che potremo godercelo in pigiama, al caldo e al sicuro tra le mura di casa.

In tutto il mondo a questa data appartengono riti e festività legate alla luce che sconfigge le tenebre, in una eterna lotta tra bene e male.

Durante i Saturnalia in onore al dio Saturno, gli antichi Romani banchettavano inneggiando l’età dell’oro, della ricchezza, i tempi dell’abbondanza dei doni della terra e di tutte le cose che stavano in perfetta uguaglianza tra loro; ecco perché veniva concessa la massima libertà agli schiavi in una sorta di ribaltamento dei ruoli. I padroni innalzavano dei banchetti per i loro servi e si soleva scambiarsi auguri e doni tra i cittadini e nelle famiglie private. L’imperatore Aureliano istituì il culto del Sol Invictus, del Sole invincibile, nel giorno del 25 Dicembre. Una festa che prende data ed usate e si intreccia col Natale cristiano, così il Cristianesimo ha potuto intraprendere culto e fede attraverso l’espansione dell’Impero Romano: niente di nuovo ma attingendo agli usi e alle credenze già radicate nel cuore delle persone.

Nella tradizione germanica e celtica, il solstizio d’inverno coincideva con la festa di Yule, in cui si accendevano fuochi e si banchettava sotto alberi di pino divenuti poi l’albero di Natale; anche il simbolo del vischio discende da questo rito pagano.

Falò intorno a cui avvenivano danze di benvenuto alle giornate più lunghe avvengono in India, specialmente nelle regioni del Punjab e Haryana, durante la festa di Lohri. Si consumano dolci di zucchero di canna e la frutta secca. Dolci, noci e frutta, come melograni e angurie che ricordano i colori dell’alba (e forse anche delle palline sul vostro albero di Natale) vengono mangiati durante lo Yalda, la notte della natività, tradizione millenaria in Iran in cui si accendono le candele e si leggono poesie tra amici e parenti.

In Cina e in Oriente si celebra il Dongzhi Festival, un momento di armonia in cui lo Yin che rappresenta il freddo e l’oscurità si ricongiunge col suo opposto, Yang.

In Europa una festività riconducibile al solstizio d’inverno è quella di Santa Lucia, il giorno del 13 Dicembre, patrona della luce. In Svezia e nel Nord Europa questa celebrazione vince il buio invernale dove bambine vestite di bianco sfilano con candele accese in mano, tra canti e dolci speziati. È molto probabile che questo avvenimento coincidesse una volta col giorno più corto dell’anno prima della riforma di Papa Gregorio Bonifacio XIII del 1582 per modificare la durata media dell’anno.

Per concludere questo articolo e iniziare un giorno un po’ più lungo domani, proteso verso una luminosità interiore, una chiarezza d’intenti, di passioni, di movimenti e di espressione, vi auguro un Felice solstizio d’inverno! Non dimenticatevi di baciare il vostro amato/a sotto il vischio, abbracciarvi forte e di essere chiari sempre.

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