Elogio della critica

foto in evidenza scultura di Jago

Critica: dal greco κριτική τέχνη (arte del giudicare). 1. Facoltà intellettuale che rende capaci di esaminare e valutare gli uomini nel loro operato e il risultato o i risultati della loro attività per scegliere, selezionare, distinguere il vero dal falso, il certo dal probabile, il bello dal meno bello o dal brutto, ecc. (…) In filosofia, parte della logica che si occupa del giudizio. In particolare, nella filosofia di Kant, il processo attraverso il quale la ragione umana prende coscienza dei propri limiti. (…) 4. Nel linguaggio corrente, giudizio sfavorevole, di natura soprattutto morale, censura, biasimo dei difetti veri o presunti, delle azioni, delle parole, dei comportamenti altrui, oppure di fatti e situazioni.

Sinonimi: analisi, esame, giudizio, valutazione, opinione, parere, recensione, commento, addebito, appunto, contestazione, nota di biasimo, richiamo, rimprovero. *

Opera di Jago

Come si vede, il linguaggio degli uomini, nelle bocche del volgo, ha trasformato un esercizio essenziale e necessario dell’intelletto in una accezione negativa.

Criticare, o esercitare la critica, è l’attività del pensiero e dell’intelletto più importante nello sviluppo di un carattere e di una personalità. Se molti individui la esercitassero, il mondo sarebbe in acque ben diverse.

Purtroppo, proprio per la mutazione di significato delle parole compiuta dal popolo, siamo inibiti dal criticare. Eppure, ciò che principalmente manca nella realtà odierna è proprio l’esercizio della critica, e quindi l’uso dell’intelletto. Oggi ci si limita a non esprimere il proprio giudizio o ad esprimerlo in modi volgari, e quasi mai vis-à-vis (vedi i milioni di attacchi sui social network a suon di bestemmie ed offese).

L’arte di giudicare. Alambicco cerca sovente l’etimologia delle parole perché tramite essa iniziamo a ragionare: partiamo dalle radici per vederne lo sviluppo oltre la superficie delle cose, la ramificazione nelle svariate direzioni, le contorsioni impensabili ma possibili, a seconda dell’atmosfera che si respira.

L’arte è quindi espressione ma, prima ancora, è la capacità di agire e di produrre, basandosi sulle esperienze conoscitive e sulle tecniche acquisite. Non esiste un Arte sbagliata: può non piacerci, non muoverci emozioni, non essere nel nostro stile. Ma per avere un’opinione è necessario mettersi in discussione; internamente, prima ancora di dar fiato alla bocca o impugnare la tastiera dello smartphone.

Anche la parola discussione, così come critica, assume molto spesso una veste negativa. Perché oggi non siamo disposti a porci in esame. Sui social network, in queste seconde vite parallele ad un’esistenza spesso dubbia, molti si mettono in mostra fosse per carne in bikini o per il piatto di spaghetti divorato in giornata.

Particolare di una scultura di Jago

Si esibisce una parte, solo una parte. Quella che può allietare il maggior numero di persone con conseguenti “mi piace” a definirlo. Dove sta lo sviluppo, la crescita, il termine di paragone, l’originalità?

Un messaggio artificioso lanciato nel nulla cosmico, riflessione di un sé che, seppur egocentrico, non c’è.

L’allenamento alla critica si basa sì sulla logica e sul ragionamento e, al contempo, scuote l’animo verso la Giustizia. Avere gli strumenti di comprensione ci permette di analizzare prima di abbracciare ad occhi chiusi. Una mente aperta non è quella che lascia correre, che non rompe scatole e schemi, che lascia che sia, che fa parte della maggioranza, dell’immunità di gregge. Una testa che funziona analizza, sviscera, va alla fonte (o radice, che dir si voglia), mette a confronto, dubita, si accende, fa paragoni, contestualizza, e infine sceglie. Sceglie ciò che è giusto a seconda della sua esperienza e dalla sua elasticità nel trovare le domande.

Uno dei nostri figli, a 8 anni mostra tutto ciò che fa in una costante richiesta di conferma.

– Mamma, guarda che cosa ho fatto! Sono stato bravo? –

Talvolta rispondo con un esplosivo – Mi piace – quando mi emoziona con qualche sua costruzione metafisica o con un disegno, di quelli che mettono il sorriso sulla bocca e la speranza nel cuore.

Il più delle volte, trattasi invece di sollecitazioni per affermare un Io ibrido, che cerca di prendere la forma di un contenitore senza aver criticato il contenuto. Armata di pazienza, rispondo: – Tu hai dato il meglio di te? Hai fatto tutto il possibile? – fiduciosa di aver piantato il semino in un terreno fertile, in modo da innaffiarlo di idee e dargli luce, affinché possa riconoscere la sua ombra.

Il figlio velato di Jago

*Enciclopedia Treccani, etimologia e sinonimi

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