VACCIN DAY, MA SERVE INFORMARE DI PIU’ E MEGLIO PER CONVINCERE GLI SCETTICI

Oggi, 27 dicembre 2020, è il Vaccin day. Il giorno delle prime somministrazioni in Europa del siero anti-Covid. Un giorno sicuramente storico, che potrebbe costituire uno spartiacque decisivo nella lotta contro il Coronavirus. Potrebbe, sì: scusate la mia prudenza. Potrebbe perché i risultati di questo vaccino inizieremo a vederli fra alcuni mesi. Potrebbe, perché ancora vedo tanta fiducia cieca con poca informazione verso i cittadini. Non serve pubblicare sul web qualche articolo in cui si spiega che cosa sia il vaccino anti-Covid, su come lo si somministri, sui possibili effetti collaterali. Proprio oggi, fra i pareri favorevoli sul vaccino, si è aggiunto Crisanti. E non è poco. Ma serve un’informazione a tappeto, attraverso tutti i canali di comunicazione. E soprattutto, servono altri studi che aiuteranno a migliorare l’efficacia del vaccino e a ridurne gli effetti collaterali, che sono stati – sebbene in un numero esiguo di pazienti – anche gravi, soprattutto per quanto riguarda le reazioni allergiche. Ho appreso ieri, con soddisfazione, che tali studi inizieranno a breve.

Ma l’informazione a tappeto è necessaria, anzi, indispensabile. Dagli ultimi sondaggi, a quanto pare poco più del 50% della popolazione italiana ha intenzione di farsi somministrare il siero. Se non erro, si parla del 50,8%. Ciò significa che quasi la metà della popolazione non vuole, al momento, fare il vaccino. Perché tanti dubbi e tanto scetticismo? Innanzitutto, per il tempo rapidissimo in cui questo siero è stato approntato e commercializzato. Ma c’è un perché. Mentre in passato erano necessari alcuni anni prima di giungere ad un antidoto efficace, in questa occasione le forze economiche messe in campo sono state enormi. Miliardi di euro, con le tecnologie di ultimissima generazione. Più una forza umana rappresentata da centinaia e centinaia di ricercatori e decine di migliaia di cavie. E, a quanto pare, in questo modo si è potuto concretizzare in meno di un anno ciò che avrebbe necessitato almeno il triplo o il quadruplo del tempo.

Per quanto mi riguarda, al momento sono incline al fare il vaccino, e per alcuni motivi semplici.

Innanzitutto perché, pur conoscendo il giro enorme di soldi intorno al siero, tendo a considerare l’antidoto come una scoperta dell’intelletto umano, della conoscenza, della scienza; il risultato, in breve, della tensione quasi magica di centinaia di uomini e donne verso il sapere e verso la conservazione del genere umano. E’ impensabile, per quanto mi riguarda, che si possa mettere in commercio un vaccino non sicuro e dannoso, con il rischio di uccidere tutti gli umani che il Covid non ha ucciso. Al contempo, sono cosciente che nei prossimi anni il siero sarà migliorato e perfezionato, così come è accaduto con altri vaccini in passato.

Un’altra ragione per cui tendo al fare il vaccino, è che non vedo altre soluzioni possibili per la fine della pandemia, visto inoltre che disciplinare gli esseri umani e obbligarli alla clausura troppo a lungo non è possibile.

La mascherina non la voglio più portare e voglio poter dare la mano o un abbraccio a chi non conosco e a chi conosco, entrare senza paura in un bar, in una libreria, in un supermercato.

A livello economico, le attività che possono essere fatte solo o anche fuori dalla propria casa, devono avere la possibilità di riprendere. Spero, tuttavia, che questo anno orribile possa servirci per ripensare tutto il sistema, avere più rispetto per la natura e per noi stessi, per cessare questa scellerata corsa alla produzione e al consumo. In breve, che ci accontentiamo di vivere con poco, con ciò che necessitiamo per mantenerci in vita, e che lasciamo sempre più spazio all’uso del cervello, della creatività, dell’arte, alla bellezza dello sport. Ma la mascherina non la voglio più.

In ultima analisi, io che non sono un essere altamente socievole, anzi tutt’altro, voglio comunque avere la libertà di ritirarmi e di godere della solitudine solo ed unicamente perché lo voglio, perché lo desidero, e non perché mi viene imposto a causa di un virus. Inoltre, sono stanco di avere la paura e il terrore di uscire di casa o di incrociare sul mio cammino altre persone. Voglio scegliere io se incrociarle o meno. Ma per tutto questo serve la fine di un incubo lungo ormai un anno, e che necessiterà, per sparire, almeno di un altro anno o quasi.

Per tutti questi motivi, sono propenso in questo momento al farmi somministrare il siero anti-Covid.

Il pericolo dell’inizio della vaccinazione, oltre ai possibili effetti collaterali, soprattutto, come abbiamo detto, le reazioni allergiche, è che, con il cervello degli italiani, qui si allentino del tutto le necessarie accortezze per evitare la diffusione del virus: ossia meno distanziamento, meno uso delle mascherine, meno sanificazione delle mani, sempre più assembramenti (vedi lo shopping di Natale), e altre bestialità volgari (intese propriamente come del volgo). Della serie: tanto c’è il vaccino, cosa me ne frega della mascherina e del distanziamento. Ecco, la possibile reazione, almeno per quanto riguarda gli italiani, è questa. E non deve accadere, altrimenti anche il vaccino potrebbe risultare inefficace e non servirebbe a niente.

Insomma: via ai vaccini da oggi, ma via anche all’informazione a tappeto sul siero. E su come, nonostante ciò, sarà obbligatorio e indispensabile continuare con il distanziamento e le mascherine almeno finché l’immunità di gregge non sarà realtà.

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