400 colpi di truffa

Oggi è toccato a me.

Avete presente quando vi viene da ridere e da piangere prima di una crisi isterica?

Ecco, oggi mi son resa conto di esser stata vittima di una truffa.

Una truffa per denaro ma che ha colpito più sensibilmente nell’essere, ingenua!

Andiamo con ordine.

Qualche settimana fa metto in vendita online un set di posate d’epoca che, anni or sono, mi aveva dato mio padre e che ha superato due traslochi senza essere mai contemplato.

È nuovo, lo scarto per fare delle foto originali, controllo il valore di listino del modello, stabilisco un prezzo inferiore e creo un annuncio. A questo rispondono un paio di persone, chiedono informazioni aggiuntive, propongono una trattativa, niente di che. Qualche centinaio di euro in più farebbero comodo in questo momento. Davvero comodo… Così decido di metterlo anche su un altro sito e il giorno dopo, tramite tale piattaforma, sopraggiunge una email di forte interesse. Mi viene chiesto di rispondere urgentemente attraverso posta elettronica e lo faccio senza pensare. Il bene, come viene definito, gli conviene, dice l’acquirente. Questi è di nazionalità elvetica e si trova in Mali per motivi di lavoro. Penso alla difficoltà ed ai prezzi di spedizione, ma subito vengo tranquillizzata da un’affidabilità e una precisione, oserei dire, da orologio svizzero.

Lasciamoci le domande per un secondo momento.

Col mio compagno mi confronto prima di decidere, ma di fronte alla mia disarmante spontaneità concorda con me di rispondere affermativamente alla (strategica, vedremo poi) richiesta dei documenti d’identità a garanzia dell’onestà della transazione, dato che anche questa persona li aveva inviati.

N.B. Non soltanto fronte e retro, ma anche due foto con gli stessi documenti in mano, il che farebbe pensare che tutto sia vero. Vero?

Scherzando sulle occhiaie mattutine, facciamo queste foto e le mandiamo insieme alle coordinate bancarie e all’indirizzo di residenza per il ritiro del corriere, selezionato con dovizia dallo svizzero-africano.

Visto che le spese di spedizione sarebbero a suo carico (ma quanta premura!, avrei detto dopo), al prezzo finale tolgo 20 euro per fare cifra tonda e rimaniamo d’accordo per ricevere l’indomani (sabato) o al più tardi lunedì il pagamento, precisamente tra le 10.00 e le 12.00 della mattina. Il sabato, in Italia così come, presumo, in tutti gli altri continenti, le banche sono chiuse. Vengo puntualmente aggiornata e con un spero che tu stia bene congedata.

Passano due giorni in tranquillità e, verso le 12.40 di stamani, ricevo una lunghissima mail con una insolita spiegazione. Ah, dimenticavo: avevo fornito anche il numero di cellulare necessario al corriere, pertanto ricevo via WhatsApp lo stesso messaggio.

Sulla foto del profilo ci sono due bambini; questo mi ha destabilizzato e scherzando col mio compagno sul Führer (come lo chiamavamo scherzando, storpiandone di poco il cognome) ci scandalizziamo pensando che fosse un ladro di bambini. Mai dovrebbero comparire pubblicamente i minorenni sui social network. Eppure pullulano di pargoli dalle pose adulte, già in pari con trucco, parrucco e vestiti alla moda.

Vi siete già fatti un’idea dell’epilogo?

Io e il mio compagno abbiamo invece iniziato, in netto ritardo, a porci le doverose domande.

Il campanello d’allarme è stata la richiesta di soldi, un anticipo che l’acquirente avrebbe certamente restituito, dovuto ad una tassa internazionale per la transazione: 110 euro per noi e 250 per lui. Così funziona in Mali, sapevate?

Ma non vi preoccupate perché, in allegato alle comunicazioni, ci sono i documenti e le ricevute dell’importo totale versato in banca a Sikasso questa mattina, ovvero il prezzo del set in vendita + la tassa che noi avremmo dovuto versare attraverso Western Union e che immediatamente avrebbe sbloccato il pagamento sul mio conto.

Fermi tutti. Sono una cretina!

Finalmente scrivo quella primissima domanda che tre giorni fa scalpitava e non ebbi il coraggio di partorire, e quindi: ma perché spendere tutti questi soldi per un set di posate da recapitare in Africa?

Avrei dovuto capire chiaramente che il bene va a braccetto col Mali.

Non del tutto persuasa, ma ancora neanche in piena paranoia, cerco informazioni su questo Friédéric Fuehrer su internet: un profilo Facebook che corrisponde ad un giovane ragazzo canadese, un libro in vendita sul Fuehrer Americano nazista, due profili Linkedin che non faccio in tempo a controllare perché l’occhio mi cade su un blog sottostante dal titolo La truffa online del bonifico dalla Costa d’Avorio.

Apro sconfortata, scorro le 1.702 testimonianze (salite oggi di una, la mia).

Trovo lo stesso nominativo e molti altri riferimenti, femminili, maschili, italiani, tedeschi, francesi…

Chi cade in trappola diviene il successivo falso acquirente a discapito di un altro ingenuo malcapitato. E questo succede ogni giorno ovunque, partout, en todas partes, überall, everywhere … perché Google Translate non ha limiti territoriali.

Incredibile?

No. Eppure ci dicono di non fornire mai gli estremi dei nostri documenti via web!!!

Telefonando alla Polizia Postale del luogo, dove domani mi recherò, mi prendo tutta la meritata strigliata. Ma ormai il danno è fatto.

Ho condotto una rapida analisi su tutto lo scambio di email e sono caduta moralmente: un diabolico processo psicologico di prova di fiducia, onestà, limpidezza, buone intenzioni abbattute e spazzate via, da più reali moti di sopruso, profitto e cattiveria.

Non si può mai sapere chi troviamo dall’altra parte, quali conseguenze possano arrecare le nostre spregevoli, egoistiche azioni.

Il mio compagno di vita mi dice che mi adora per come sono. Gli credo in lacrime mentre mi prende in giro per farmi ridere.

È tanto difficile essere candidi oggigiorno?

Ho sentito calpestare la mia intelligenza perché non sono stata accorta, non mi sono difesa, ho creduto a ciò che, ribaltando le parti, si presentava. Per questo aggiungo che mi era stato ricordato in due distinte mail di togliere l’annuncio dai siti, a dimostrazione che ci fosse un solo acquirente. Mai avevo venduto qualcosa online, ma per gli acquisti fatti fino ad ora (certo non da privati) pensavo che fosse piuttosto semplice. Anzi, confrontando le idee col mio compagno, provavo a pensare che di questi tempi sarebbe stato più sicuro per evitare uscite e assembramenti.

Che mi serve stare a ragionare ora? Sono una criminale, ormai.

Quale identità di truffatrice assumerò prossimamente? In quale gruppo, vittime o malfattori, mi classificherò? Al quattrocentesimo posto?

Provo a tramutare per analogia (e giochi di parole del titolo) l’amara truffa di oggi col lungometraggio Les Quatre Cents Coups del 1959, manifesto della Nouvelle Vague francese. Tre anni dopo aver vinto la Palma d’oro per la miglior regia al Festival di Cannes per il sopracitato film, François Truffaut, in tono piuttosto provocatorio e riferendosi a tutt’altro genere di fenomeno da quello che vi ho esposto oggi, disse:

“La Nouvella Vague non è né un movimento né un gruppo, ma un concetto di quantità”.

A proposito di questo periodo cito un’altra fonte: M. Marie, Nouvelle Vague, Lindau, Torino, 1999, pag. 35, in cui parlando dei cineasti di passaggio tra gli anni ‘50 e ‘60

li descrive innanzitutto come cinefili, appassionati e strenui conoscitori della settima arte, “e in tal modo hanno acquisito una cultura cinematografica e una certa concessione della messa in scena fondata su scelte estetiche, opzioni morali, gusti e, più ancora, disgusti.”

Per tornare a Truffaut, il suo primo commovente lungometraggio è un inno alla libertà, ai sogni, alle illusioni, all’innocenza che si infrange tra l’adolescenza e il triste passaggio all’età adulta. Trovo questo il momento di accettazione della falsità determinata, del compiersi di azioni vuote e ripetitive senza che ci sia mai un reale inserimento sociale, un futuro che non sia incerto.

Per chi ripete le azioni condizionate dalle misere pratiche dei “grandi”, coloro che dovrebbero condurre alla corsa verso il mare dei sogni, per immergersi in sé.

Per chi ha memoria e fantasia di ciò che legge e non viene creduto dai maestri di vita, dalle autorità della finzione e della psicanalisi, non vi è realtà diversa dal fuggire sempre.

Per chi della luce non vede fine nonostante la brutalità della truffa.

Per chi nell’avventura conosce e riconosce, sebbene per altri sia strano e straniero.

Truffaut.

À vous.

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