Letteratura

“L’attenuarsi della severità penale nel corso degli ultimi secoli è fenomeno ben noto agli storici del diritto. Ma, a lungo, è stato considerato in maniera globale, come un fenomeno quantitativo; meno crudeltà, meno sofferenza, maggior dolcezza, maggior rispetto, maggiore ‘umanità’. In effetti queste modificazioni sono accompagnate da uno spostamento nell’oggetto stesso dell’operazione punitiva. Diminuzione d’intensità? Forse. Sicuramente, un cambiamento di obiettivo.

Se non è più al corpo che si rivolge la pena nelle sue forme più severe, su che cosa allora stabilisce la sua presa? La risposta dei teorici – quelli che aprono, verso il 1760, un periodo non ancora chiuso – è semplice, quasi evidente, sembra scritta nella domanda stessa. Non è più il corpo, è l’anima. Alla espiazione che strazia il corpo, deve succedere un castigo che agisca in profondità sul cuore, il pensiero, la volontà, la disponibilità. Una volta per tutte, Mably ha formulato il principio: ‘Che il castigo, se così posso dire, colpisca l’anima, non il corpo’.”

MICHEL FOUCAULT, SORVEGLIARE E PUNIRE. Nascita della prigione,

Einaudi, Torino, 2014, p.19 (trad. di Alcesti Tarchetti)

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: